Confessioni di un giovane liberale

Ho votato lega nord.

Ora, se le cose andassero come dovrebbero andare, il post finirebbe qui. Rispetto ma non condivido. Condivido e rispetto. Al massimo un “chi se ne frega”. Peccato.

Posso essere classificato politicamente, tanto quanto una canzone può essere classificata in un genere preciso, come di centro destra. Ed oggi affermare di esserlo è quasi come fare outing negli anni 80, dichiararsi coglione di fronte alla superiorità morale della sinistra.

Ho votato La casa della libertà in passato, ma ora penso che Berlusconi sia il Male. Perchè ha avuto le sue carte da giocarsi, e se le è giocate male. Almeno con me. La mia fiducia è stata malriposta. E tanto mi basta. Non serve tirare in ballo la disonestà personale o la truffa, questa c’è sempre stata, Non mi scandalizza, anche se mi disgusta. Così funziona in italia per entrare in politica ed ancora di più per essere un grande imprenditore. Da sempre. Anche prima che scrivessero “La Casta”.  Ma questa è un’altra storia.

L’unica incertezza che mi ha fatto soffrire fino all’ultimo per il voto alla lega nord è stato il fatto che votare lega voleva dire votare PDL. Ma sinceramente, non credevo possibile che Berlusconi potesse vincere.

Ho votato lega perchè sinceramente dietro le iperboli da contadino basso padano, da volgo ignorante, dietro la facciata secessionista credo in un federalismo. Fiscale e politico. Non sono un secessionista, mi pare stupido parlare di Padania quando tutti parlano di Europa. Amo il mio paese, perchè ci sono nato e vissuto e continuerò a viverci.

Sinceramente mi inquieta e rende profondamente triste sapere che non uno, ma due e forse più comuni della mia provincia e regione vogliono passare al Trentino. Non per la cultura, non per le tradizioni, ma perchè lì si vive meglio. Perchè lì funziona, perchè lì hanno trovato una soluzione. Perchè lì i soldi non si sprecano, si usano.

Credo che finchè ci sarà una politica di assistenzialismo del disagio, senza criterio e senza controllo, non si potrà mai colmare il divario tra regioni “forti” e “deboli”. Perchè, come dice un mio amico: “se sapessi che i miei mi manterrebbero a vita senza chiedemi niente, col cazzo che mi farei il culo per studiare e garantirmi un lavoro, sarei sempre ubriaco a far festa e drogarmi. E’ quando ti tagliano i fondi che ti metti a studiare di giorno ed a lavorare al mc donald’s di notte, perchè vuoi una casa sopra la testa ed il culo fuori dalla merda”. Il suditalia non è costituito da nullafacenti cazzoni, come demagogizza qualcuno, ma qualcosa nel passaggio assistenziale fa acqua. Chiamala mafia. Chiamala ‘Ndrangheta. Chiamala imprenditoria speculativa. Chiamala come cazzo ti pare.

Ho votato secondo coscienza, secondo il mio concetto di democrazia, ovvero far rappresentare i propri interessi. Far rappresentare le proprie necessità.  E so che le mie necessità non sono di maggioranza. Forse è per questo che ancora non capisco come faccia ad essere stato eletto il PDL.

E scusate il flusso di pensieri. Ma era il minimo.

Ed ora, riprendiamo con lo streaming di amenità e frivolezze, che qui, di politica, si cerca di parlare il meno possibile.

~ di zeropuntodue su 19 aprile, 2008.

5 Risposte to “Confessioni di un giovane liberale”

  1. giudicheremo fra un po’ di tempo il loro operato, certo che se Berlusconi si è giocato la tua fiducia non vedo proprio dove e come possa essersi guadagnato la tua fiducia un partito come la Lega.

  2. “Sinceramente mi inquieta e rende profondamente triste sapere che non uno, ma due e forse più comuni della mia provincia e regione vogliono passare al Trentino. Non per la cultura, non per le tradizioni, ma perchè lì si vive meglio. […] Ho votato secondo coscienza, secondo il mio concetto di democrazia, ovvero far rappresentare i propri interessi.”

    Ho votato a Sinistra -quella vera- perchè ho votato secondo coscienza anch’io, indipendentemente dal mio concetto di democrazia -nei confronti della quale con gli anarchici sono piuttosto scettico- perché credo nell’assistenzialismo come in un valore fondamentale che distingue gli umani (evoluti) dalle bestie, ed in questo senso mi intristisce profondamente che parte dell’elettorato storico della Sinistra sia passato direttamente alla lega: perché per quel che mi riguarda non si vota e non so è di Sinistra per i propri interessi, o per dirla in un altro modo: non lo si è se non fanno parte dei propri interessi anche quelli della collettività in generale, il più allargata possibile. Suppongo che persino i gerarchi nazisti fossero delle ottime persone nelle loro famiglie, e fossero affettuosi con i propri figli per cui desideravano il meglio. Ciò non toglie che fossero dei criminali di tale incommensurabile portata che sarebbe persino difficile scriverne in due righe. Quanto a me, amo la mia città e mi sento milanese: ne sono financo in qualche modo orgoglioso. Ma più di quanto mi sento milanese, mi sento cittadino del Nord Italia. Ancora, mi sento cittadino del Nord Italia, ma meno di quanto mi senta italiano tout court. E mi sento italiano, ma meno di quanto mi senta europeo. Mi sento europeo, ma meno di quanto mi senta -sopra tutto- un essere umano. È questa la base emotiva di valori per cui pur non riuscendo a trovare una collocazione precisa cui affibbiare un’etichetta (comunista, socialista, anarchico, etc.) io mi riconosco nettamente come “una persona di Sinistra.” Non perché abbia letto, putacaso, Marx ed Engels ed abbia ricevuto l’illuminazione: “Oh, forti sti due! Hanno proprio ragione!!” Non ci arrivo mediante un percorso razionale, perché razionalmente si possono sostenere tesi tanto di destra che di Sinistra, ed oltre – e discuterne ad nauseam senza giungere ad alcuna conclusione; bensì per questioni emotive, viscerali, aprioristiche rispetto a tutte le riflessioni ed i meccanismi della Politica, quella con la “P” maiuscola – nei confronti della quale io sono, lo ammetto, fondamentalmente ignorante.

  3. “se sapessi che i miei mi manterrebbero a vita senza chiedemi niente, col cazzo che mi farei il culo per studiare e garantirmi un lavoro, sarei sempre ubriaco a far festa e drogarmi”. Ecco, il problema è che se questo è il materiale umano ed etico di cui disponiamo non è possibile costruire nemmeno un condominio, figuriamoci una società.

  4. @Giampi: non si è guadagnato la mia fiducia, ma la considero come la migliore (o la meno peggio, fai te) a cui affidarla.

    @Azael: l’iperbole sta a significare che un assistenzialismo senza se e senza ma porta solo alla dipendenza dall’assistenzialismo stesso. L’esempio forse era un po’ forte. Non lo eleverei a concetto universale..

    @Blazar: Rispetto, anche se non condivido il fatto che il federalismo porti ad una assenza di assistenzialismo. Semplicemente lo modificherebbe in maniera da renderlo più controllabile.

  5. @blazar: a prescindere da ciò che si ritiene più corretto a livello globale, nella fattispecie italia s’avrebbe da tenere in considerazione le caratteristiche e le necessità di un sistema assistenzialista, ed inserirle nel di lei contesto. Al che, accorgendosi di come il fu Bel Paese presenti un livello di tassazione in linea con i Paesi Virtuosi dello “Stato del Benessere”, volgarmente chiamato Welfare, conseguendo allo sstesso tempo output qualitativamente assai inferiori, consci del fatto che l’aumento ulteriore degli introiti mediante la pressione fiscale presenta rendimenti marginali decrescenti, si realizzerebbe che la limitazione dell’ingerenza statale sia l’unico modo di evitare il Baratro.
    Qualora, dispersi in una selva oscura, si trovassero solo funghi da mangiare, anche il più estremista dei carnivori dimenticherebbe le sue preferenze in termini di cibo: dacché per sopravvivere, in quel caso, c’é solo una cosa da fare.
    Nella selva come in Italia.

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