Hacking the impossible

Non serve avere una connessione internet per essere dei veri hacker.E non serve neanche un computer.

Ho scoperto di essere un hacker quando invece che girarci allegro come un bambino bravo ed assennato, ho smontato da cima a fondo la jeep della peg perego. Ed ero felice. Anche se ogni tanto poi perdeva una ruota.

Ho sempre smontato tutto, possibilmente se da buttare, frequentemente ancora funzionante, (meno frequentemente funzionante dopo).

Ho preso la scossa non so quante volte.Ho costruito di tutto, ma più spesso spaccato di tutto. Giusto per vedere cosa c’era dentro.

Ho fatto di continuo uso improprio di oggetti propri, per testare il loro limite.

Mi sono incollato non so quante volte con il Super Attack. Per sbaglio. E delle martellate sulle dita, meglio non parlarne.

Ho fatto il napalm, affumicando il muro del garage.

Ho riparato l’impossibile con stuzzicadenti, scotch, e poco altro (vedi cassette del water, tapparelle).

Non ho mai resistito alla tentazione di un sigillo di invalidazione della garanzia. E me ne sono spesso pentito.

Ad oggi, continuo a fare più danni del buco nell’ozono, ma questo non mi ferma.

Guardo ancora le cose come un bambino, e voglio capire come sono fatte. O come funzionano. O come sistemarle.

Sono un Mac Giver de noantri.

~ di zeropuntodue su 27 marzo, 2008.

Una Risposta to “Hacking the impossible”

  1. è un modo di fare abbastanza comune. almeno per me😉

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